Guida · Requisiti e garanzie del mutuo in Italia

Cosa serve per chiedere un mutuo: garanzie, anticipo e soldi da avere nel 2026

Cosa serve per chiedere un mutuo in Italia? La banca non guarda soltanto la busta paga: valuta la capacità di rimborso, gli altri debiti, le garanzie, la liquidità disponibile e il valore dell’immobile. In questa guida rispondiamo anche alle domande che garanzie chiede una banca per un mutuo, per chiedere un mutuo bisogna dare un anticipo e quanto bisogna avere in banca per chiedere un mutuo, distinguendo ciò che è una regola generale da ciò che dipende dalle politiche del singolo intermediario nel 2026.

01RequisitiReddito, debiti e documenti
02GaranzieIpoteca e garanzie aggiuntive
03LiquiditàAnticipo, costi e margine
Aggiornato: 1 settembre 2026Lettura: 39 min.Credalye · Mutui
Coppia che verifica requisiti, garanzie e liquidità prima di chiedere un mutuo in Italia
GUIDA CREDALYEUn mutuo non si ottiene con un solo requisito: banca, reddito, garanzie, anticipo e immobile devono risultare coerenti tra loro.
Credalye · ItaliaNon esiste una cifra universale da avere sul conto prima di chiedere un mutuo.

Il riferimento più comune è un finanziamento fino all’80% del valore di perizia. La parte restante, i costi di acquisto e un margine di sicurezza devono essere pianificati con risorse proprie, salvo operazioni con percentuali più alte o garanzie specifiche.

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Cosa serve per chiedere un mutuo: la risposta completa

Per chiedere un mutuo non esiste un unico documento o una sola soglia che, da sola, faccia scattare l’approvazione. La banca deve capire se il finanziamento è sostenibile nel tempo e se l’immobile offerto in garanzia ha un valore e una situazione documentale compatibili con l’operazione. Per questo l’istruttoria combina informazioni sul richiedente, sul reddito, sugli impegni finanziari già esistenti e sulla casa che si vuole acquistare.

La Banca d’Italia indica tra i dati normalmente richiesti i documenti anagrafici, la documentazione reddituale, le informazioni sugli altri finanziamenti e i documenti dell’immobile. A questi si aggiunge la valutazione del merito creditizio: la banca analizza cioè se reddito, spese, debiti e durata permettono di rimborsare le rate senza costruire un equilibrio troppo fragile.

In pratica, per arrivare preparato devi avere quattro blocchi coerenti: reddito dimostrabile, una rata compatibile con il bilancio familiare, liquidità sufficiente per la parte non finanziata e i costi, e un immobile che superi le verifiche tecniche e documentali. Un punto debole può essere compensato solo in alcuni casi da un cointestatario, da un garante o da una garanzia pubblica: nessuno di questi elementi sostituisce automaticamente la valutazione della banca.

Cosa controlla la banca prima di concedere il mutuo

La domanda “cosa serve per chiedere un mutuo” porta inevitabilmente alla valutazione del merito creditizio. L’intermediario non si limita a verificare quanto guadagni oggi: guarda la continuità e la provenienza del reddito, gli altri impegni mensili, la composizione del nucleo familiare, la durata richiesta e la probabilità che il piano resti sostenibile anche negli anni successivi.

La banca può consultare banche dati e sistemi di informazione creditizia secondo le regole applicabili e può tenere conto dei finanziamenti già in corso. La presenza di un prestito auto, di una cessione del quinto, di carte rateali o di altre rate riduce il margine mensile disponibile per il mutuo. Per questo due persone con lo stesso stipendio possono ricevere valutazioni molto diverse se una delle due ha già impegni finanziari significativi.

Non esiste una regola secondo cui serva necessariamente un contratto a tempo indeterminato. Dipendenti, autonomi, professionisti e pensionati possono chiedere un mutuo, ma la banca utilizza documenti e criteri differenti per stimare la stabilità del reddito. Il punto centrale non è il nome del contratto: è la capacità del dossier di dimostrare che la rata resta sostenibile rispetto alle entrate e alle altre spese prevedibili.

Che garanzie chiede una banca per un mutuo?

La risposta più importante è spesso la più confusa: la garanzia principale del mutuo ipotecario è l’ipoteca sull’immobile. La banca finanzia l’acquisto e iscrive un diritto reale di garanzia che le consente, nei casi e con le procedure previste dalla legge, di rivalersi sull’immobile se il debito non viene rimborsato. Prima dell’erogazione la casa viene quindi sottoposta a perizia anche per determinare il valore su cui la banca costruisce il finanziamento.

La guida della Banca d’Italia aggiornata il 20 agosto 2026 ricorda che possono essere richieste garanzie ulteriori quando, per esempio, il reddito è basso rispetto alla rata, il lavoro presenta maggiore incertezza oppure l’importo richiesto supera l’80% del valore dell’immobile. In questi casi può entrare in gioco una fideiussione o un’altra forma di garanzia ammessa dalla banca.

È quindi utile distinguere tre concetti: l’ipoteca tutela la banca sul bene; il reddito e il merito creditizio dimostrano la capacità ordinaria di pagare; un eventuale garante personale aggiunge un soggetto che risponde dell’obbligazione secondo il contratto di garanzia. Avere un garante non rende automaticamente finanziabile un’operazione che non è sostenibile, e non tutte le banche accettano lo stesso tipo di garanzia.

Liquidità e anticipo necessari prima di chiedere un mutuo in Italia
Anticipo e liquidità non sono la stessa cifra

Calcola la quota non finanziata, poi aggiungi costi e margine per non arrivare al rogito senza riserva.

Serve sempre un garante per chiedere un mutuo?

No. Il garante non è un requisito universale per chiedere o ottenere un mutuo. Se uno o più richiedenti hanno redditi adeguati, stabilità sufficiente, pochi altri debiti e un rapporto tra importo finanziato e valore dell’immobile compatibile con la politica della banca, l’operazione può essere valutata senza una fideiussione personale aggiuntiva.

Il garante diventa più frequente quando la banca ritiene che la capacità di rimborso del richiedente da sola lasci poco margine. Può accadere, ad esempio, con redditi ridotti rispetto alla rata, anzianità lavorativa limitata, elevato importo richiesto o finanziamenti oltre l’80% del valore. Anche il garante viene però analizzato: deve presentare la propria documentazione reddituale e patrimoniale e può avere già altri impegni che riducono la sua capacità di garantire.

La fideiussione è un impegno serio. La guida della Banca d’Italia spiega che il garante può rispondere della restituzione del finanziamento con il proprio patrimonio secondo le condizioni sottoscritte. Per questo non dovrebbe essere trattato come una “firma per aiutare” senza conseguenze. Prima di inserirlo nella pratica è utile capire esattamente importo garantito, durata dell’obbligo e condizioni previste dal contratto.

Per chiedere un mutuo bisogna dare un anticipo?

In una pratica ordinaria, molto spesso sì nel senso economico, ma è importante usare le parole correttamente. La banca non richiede necessariamente un “anticipo” da versare a lei: normalmente finanzia solo una parte del valore dell’immobile e il compratore deve coprire la differenza con risorse proprie. La Banca d’Italia indica che, di solito, il mutuo arriva fino all’80% del valore di perizia.

Se una casa costa 200.000 euro e la perizia della banca conferma 200.000 euro, un finanziamento all’80% corrisponde a 160.000 euro. La parte restante di 40.000 euro deve essere coperta dal compratore, oltre ai costi dell’operazione. Se invece la perizia fosse di 190.000 euro, l’80% sarebbe 152.000 euro: a parità di prezzo, il denaro proprio necessario salirebbe a 48.000 euro. È questo il motivo per cui prezzo e perizia non vanno confusi.

Esistono mutui con percentuali superiori all’80% e, in alcuni casi, finanziamenti che possono arrivare al 100% del valore utile, ma non sono la regola generale e possono richiedere garanzie aggiuntive, profili specifici o l’accesso a strumenti come il Fondo Prima Casa. Quindi la risposta corretta alla domanda “per chiedere un mutuo bisogna dare un anticipo?” è: nella maggior parte delle operazioni serve capitale proprio, ma la percentuale dipende dal mutuo e dalle garanzie disponibili.

Quanto bisogna avere in banca per chiedere un mutuo?

Non esiste un saldo minimo universale stabilito per legge o valido per tutte le banche. La cifra da avere disponibile dipende dal prezzo della casa, dal valore di perizia, dal Loan to Value applicato, dalla caparra già pagata e dai costi che resteranno fuori dal finanziamento. La domanda corretta non è quindi “quanti euro devo avere sul conto?”, ma quanta parte del progetto non verrà coperta dal mutuo?

Un metodo prudente è sommare quattro voci: quota di prezzo non finanziata, costi di acquisto e mutuo, eventuali somme da versare prima dell’erogazione e un margine di liquidità che non vuoi azzerare al rogito. Su una casa da 250.000 euro con mutuo all’80% e perizia coincidente con il prezzo, la sola quota non finanziata è 50.000 euro. A questa cifra vanno aggiunte le altre spese effettivamente applicabili al tuo caso.

Non è consigliabile costruire il piano contando sul fatto che ogni euro presente sul conto possa essere utilizzato per il rogito. Dopo l’acquisto possono arrivare spese di trasloco, arredamento, lavori, condominio o imprevisti. Una banca può valutare positivamente la presenza di liquidità e patrimonio, ma non esiste una cifra magica che sostituisca reddito, merito creditizio e valore dell’immobile.

Anticipo, costi e riserva: come calcolare la liquidità reale

La quota del 20% è solo il punto di partenza di molti calcoli, non il budget completo. Oltre alla parte di prezzo che resta a tuo carico devi considerare le spese notarili, le imposte applicabili, i costi di perizia e istruttoria previsti dall’offerta, eventuali costi di intermediazione immobiliare e altri oneri collegati alla compravendita. Alcune di queste voci possono cambiare molto tra prima casa, seconda casa, acquisto da privato o da impresa.

Per evitare di sottostimare la liquidità, separa il budget in tre “buste”: acquisto, mutuo e riserva. Nella prima metti la quota non finanziata e le spese della compravendita; nella seconda i costi direttamente legati al finanziamento; nella terza il denaro che vuoi mantenere disponibile dopo il rogito. Questo approccio è più utile di un generico “serve il 20%” perché ti fa vedere quando le somme devono effettivamente uscire.

Il TAEG aiuta a confrontare il costo del credito, ma non coincide con il denaro che devi necessariamente avere sul conto il giorno della stipula. Alcuni costi vengono pagati separatamente, altri possono essere incorporati nel finanziamento se la banca e la struttura dell’operazione lo consentono. Per questo devi leggere il PIES e il preventivo notarile insieme al piano di acquisto.

Documenti reddituali e garanzie per una pratica di mutuo
La banca valuta il dossier, non un solo requisito

Reddito, debiti, documenti e garante eventuale devono descrivere una capacità di rimborso coerente.

Caparra e anticipo del mutuo non sono la stessa cosa

Una fonte frequente di confusione è la parola “anticipo”. Nella compravendita puoi versare una caparra al venditore al momento della proposta o del preliminare. Quella somma può poi essere imputata al prezzo finale secondo gli accordi, ma non è la stessa cosa del “20%” che emerge dal rapporto tra mutuo e valore dell’immobile.

Il problema è soprattutto temporale: la caparra può dover essere versata settimane o mesi prima che la banca abbia concluso l’istruttoria. Se impegni troppa liquidità prima di avere una valutazione sufficientemente solida del mutuo, rischi di arrivare alla fase successiva senza margine. Per questo è importante coordinare proposta, eventuale condizione sospensiva legata al finanziamento e tempi reali dell’intermediario con il supporto dei professionisti coinvolti.

Nel calcolo di “quanto bisogna avere in banca per chiedere un mutuo”, la caparra già versata non va semplicemente aggiunta una seconda volta se è destinata a diventare parte del prezzo. Va invece considerata nel calendario della liquidità: quanto devi avere prima della delibera, quanto al preliminare, quanto al rogito e quale somma vuoi mantenere dopo l’acquisto.

Quanto deve pesare la rata sul reddito?

La Banca d’Italia considera ragionevole che la rata non superi circa un terzo del reddito disponibile. È un riferimento prudenziale, non una soglia legale che obbliga tutte le banche ad approvare o rifiutare automaticamente una pratica. Ogni intermediario applica propri criteri, tenendo conto anche di composizione familiare, spese ricorrenti, altri debiti e stabilità delle entrate.

Se una famiglia dispone di 3.000 euro netti mensili, un terzo corrisponde a circa 1.000 euro. Ma se esistono già 350 euro di rate per altri finanziamenti, il margine per il mutuo si riduce. Allo stesso modo, una banca può valutare diversamente redditi variabili, bonus, straordinari o entrate non continuative. La sostenibilità deve essere dimostrabile e non basata sul mese migliore dell’anno.

Prima della domanda fai lo stesso calcolo della banca, ma in modo ancora più prudente: considera spese correnti, figli, auto, assicurazioni, condominio, eventuali futuri cambiamenti di reddito e una quota per imprevisti. Un mutuo approvabile non è necessariamente un mutuo comodo da sostenere. La decisione migliore nasce quando il limite bancario e il tuo limite personale coincidono o, meglio, quando il tuo budget resta più prudente.

Busta paga, partita IVA o pensione: cosa cambia nei requisiti

I requisiti non sono identici per tutti perché cambia il modo in cui il reddito viene dimostrato. Un lavoratore dipendente può presentare buste paga, certificazione unica e documentazione sul rapporto di lavoro; un autonomo o professionista normalmente deve fornire dichiarazioni dei redditi e documenti sulla propria attività; un pensionato utilizza invece cedolini e certificazioni della pensione. La banca può chiedere ulteriori prove in base alla pratica.

Per chi ha entrate variabili, il punto non è soltanto quanto ha guadagnato nell’ultimo mese, ma la continuità del reddito nel tempo. Un professionista con fatturato elevato ma molto oscillante può essere analizzato in modo diverso da un dipendente con reddito inferiore ma stabile. Anche l’anzianità lavorativa può entrare nella valutazione, senza che esista una durata minima universale valida per tutti gli intermediari.

Se il reddito di un solo richiedente non basta, possono essere valutati un secondo intestatario o un garante, ma sono soluzioni diverse. Il cointestatario diventa debitore del mutuo insieme all’altro richiedente; il garante assume invece l’obbligazione prevista dalla fideiussione. La scelta ha conseguenze giuridiche e finanziarie e non dovrebbe essere usata soltanto per “far tornare” il rapporto rata/reddito.

Perizia dell’immobile e rapporto tra mutuo e valore
Il valore di perizia decide quanto può cambiare l’anticipo

Se la perizia è inferiore al prezzo, la parte da coprire con risorse proprie può aumentare.

Quali documenti servono per chiedere un mutuo

Il dossier parte dai documenti personali: documento di identità, codice fiscale e, quando rilevante, documentazione su stato civile, residenza o titolo di soggiorno. A questi si aggiungono i documenti che dimostrano il reddito e la posizione lavorativa. Il set esatto varia tra banche e tra lavoratori dipendenti, autonomi, professionisti e pensionati.

La banca può inoltre chiedere informazioni sugli altri finanziamenti in corso. È meglio dichiarare fin dall’inizio prestiti, leasing, carte rateali e altre obbligazioni: emergerebbero comunque durante la valutazione e possono incidere sulla rata massima sostenibile. Un dossier ordinato accelera la lettura della pratica e riduce richieste successive di integrazione.

Infine ci sono i documenti dell’immobile: preliminare o proposta accettata, planimetrie, titoli di provenienza e altri atti richiesti per perizia e verifica notarile. Il recente approfondimento di Banco BPM conferma la distinzione pratica tra documenti personali, reddituali e relativi all’immobile. Preparare tutti e tre i gruppi prima dell’istruttoria evita che una pratica finanziariamente valida resti ferma per documenti mancanti.

Altri debiti e storia creditizia: perché incidono sulle garanzie richieste

La banca non valuta il mutuo isolatamente. Se hai già altri finanziamenti, la rata complessiva assorbe una parte del reddito disponibile e può ridurre l’importo del nuovo mutuo. Per questo, prima di presentare la domanda, conviene ricostruire tutte le uscite finanziarie mensili e verificare se alcune scadenze sono vicine o se esistono linee di credito che non utilizzi ma che meritano comunque attenzione.

La Centrale dei rischi della Banca d’Italia offre al sistema finanziario una fotografia delle esposizioni rilevanti e aiuta gli intermediari a valutare l’indebitamento. Esistono inoltre altri sistemi informativi creditizi privati. Una buona storia di pagamento può sostenere la valutazione, mentre irregolarità o indebitamento elevato possono aumentare il rischio percepito.

Quando il rischio aumenta, la banca può ridurre l’importo, proporre una durata diversa, chiedere maggiore apporto di capitale proprio o richiedere garanzie aggiuntive. Non è quindi corretto pensare che il garante serva soltanto a chi “non ha abbastanza stipendio”: la decisione nasce dall’intero profilo, compresi debiti esistenti, percentuale finanziata e caratteristiche dell’immobile.

Perizia e valore dell’immobile: la garanzia che può cambiare l’anticipo

La perizia è decisiva perché il valore attribuito dalla banca all’immobile può essere diverso dal prezzo concordato con il venditore. Il riferimento dell’80% viene normalmente applicato al valore di perizia. Se questo valore è inferiore al prezzo, la differenza da coprire con risorse proprie aumenta anche se il reddito del richiedente non è cambiato.

Immagina una casa acquistata a 220.000 euro. Se la perizia è 220.000, un mutuo all’80% equivale a 176.000 euro e il compratore deve coprire 44.000 euro di prezzo. Se la perizia scende a 205.000 euro, l’80% diventa 164.000 euro: la quota di prezzo da finanziare con capitale proprio sale a 56.000 euro. A questo vanno sempre aggiunti i costi dell’acquisto.

La banca verifica anche che l’immobile possa costituire una garanzia adeguata. Per questo documentazione catastale, urbanistica, titolo di provenienza e verifiche notarili non sono dettagli separati dal mutuo: fanno parte del rischio dell’operazione. Un richiedente con ottimo reddito non può compensare automaticamente un immobile che presenta problemi rilevanti per la garanzia ipotecaria.

Mutuo oltre l’80% o al 100%: quali garanzie possono cambiare

La Banca d’Italia spiega che alcune banche possono finanziare oltre l’80% e, in determinati casi, arrivare anche al 100% del valore di perizia, ma normalmente richiedono garanzie ulteriori e le condizioni possono essere meno favorevoli. Non è quindi corretto leggere “mutuo 100%” come assenza totale di requisiti o di liquidità.

Più aumenta il Loan to Value, più la banca espone capitale rispetto al valore della garanzia. L’intermediario può compensare questo rischio con una fideiussione, una garanzia pubblica, un profilo reddituale molto solido o altre condizioni previste dal prodotto. Ogni banca decide se e come offrire queste strutture entro le regole applicabili.

Anche con un finanziamento molto elevato restano spese che potrebbero non essere coperte dal mutuo. Notaio, imposte, eventuale agenzia, costi di trasferimento e spese successive all’acquisto richiedono una pianificazione separata. Per questo “poco anticipo” non dovrebbe tradursi in “zero risparmi”: il progetto deve mantenere un margine sufficiente per chiudere la compravendita senza dipendere da nuovo debito costoso.

Fondo Prima Casa Consap 2026: una garanzia pubblica, non un’approvazione automatica

Nel 2026 il Fondo Prima Casa Consap resta uno degli strumenti più importanti quando si parla di garanzie per il mutuo dell’abitazione principale. Il finanziamento non può superare 250.000 euro e l’accesso è riservato alle categorie previste dalla normativa. La garanzia ordinaria è del 50% della quota capitale; per specifiche categorie e condizioni sono previste coperture più elevate.

Dal 3 agosto 2026 sono entrate in vigore nuove categorie legate alla disabilità permanente e ai nuclei familiari con determinati familiari conviventi con disabilità. Per altre categorie prioritarie, la disciplina della garanzia elevata per mutui con rapporto superiore all’80% è stata prorogata fino al 31 dicembre 2027, nei limiti e con i requisiti ISEE previsti.

Il punto fondamentale è che Consap non sostituisce la banca nella decisione. La domanda si presenta a una banca o a un intermediario aderente e la concessione del mutuo resta soggetta alla sua valutazione autonoma. La garanzia pubblica può ridurre una parte del rischio e rendere possibili operazioni con apporto iniziale più basso, ma non trasforma un reddito insufficiente o una pratica problematica in un mutuo automaticamente approvato.

Errori da evitare quando prepari requisiti, garanzie e anticipo

Il primo errore è credere che “avere il 20%” sia sufficiente. Il 20% riguarda spesso la parte non finanziata, ma restano i costi della compravendita e del mutuo. Il secondo è confondere la caparra con una garanzia bancaria: la caparra regola il rapporto con il venditore, mentre la banca valuta separatamente il finanziamento e l’immobile.

Il terzo errore è pensare che un garante risolva qualsiasi problema. Un garante debole, già molto indebitato o con reddito non adeguato può non migliorare la pratica; inoltre assume un obbligo reale. Il quarto è utilizzare tutto il denaro disponibile per aumentare l’anticipo senza lasciare una riserva: una casa nuova genera quasi sempre spese impreviste nei mesi successivi al rogito.

Infine, non fissare il budget basandoti solo sul prezzo massimo che una simulazione teorica sembra consentire. Verifica prima rata sostenibile, quota finanziabile sul valore di perizia, documentazione personale e dell’immobile. Se vuoi approfondire l’intero percorso dalla domanda al rogito, consulta anche la guida Credalye su come chiedere un mutuo in Italia: questa pagina resta invece focalizzata su requisiti, garanzie, anticipo e liquidità.

Come può aiutarti Credalye a preparare una richiesta di mutuo in Italia?

Credalye opera come intermediario del credito immobiliare. In Italia può aiutare a organizzare il progetto, leggere i requisiti delle soluzioni disponibili e facilitare il contatto con finanziatori o altri soggetti coinvolti nella richiesta. Non è la banca che eroga direttamente il mutuo e non può garantire che una domanda venga approvata.

Il valore dell’intermediazione è soprattutto nella preparazione: capire quale importo è coerente con reddito e liquidità, distinguere ciò che richiede la banca da ciò che dipende dall’immobile, confrontare TAEG e condizioni e individuare per tempo i documenti mancanti. Questo permette di presentare una pratica più ordinata e di evitare che il progetto immobiliare venga costruito su un importo o un anticipo irrealistico.

Se il tuo caso richiede un garante, un finanziamento superiore all’80% o una verifica di accesso al Fondo Prima Casa, l’analisi deve essere fatta sulla situazione concreta e sulle condizioni effettivamente disponibili. Credalye può supportare il confronto e il percorso informativo, mentre la decisione finale su concessione, importo, tasso e garanzie resta sempre del finanziatore.

Cosa serve per chiedere un mutuo: checklist finale prima della banca

Prima di inviare la richiesta verifica di poter rispondere a queste domande: quanto costa la casa, quale valore potrebbe avere in perizia, quanto puoi finanziare, quanta liquidità hai realmente disponibile, quale rata puoi sostenere e quali altri debiti sono già presenti? Se una di queste risposte è incerta, il budget non è ancora pronto.

Poi controlla il dossier: documento di identità e codice fiscale, documentazione reddituale aggiornata, informazioni sui finanziamenti in corso, documenti del cointestatario o del garante se presenti e documentazione dell’immobile. Se pensi al Fondo Prima Casa, verifica prima categoria, ISEE, importo massimo e caratteristiche dell’abitazione, quindi utilizza la modulistica vigente presso un intermediario aderente.

Infine, conserva una regola semplice: non cercare un “requisito magico”. Un buon mutuo nasce dall’equilibrio tra reddito, rata, capitale proprio, garanzie e qualità dell’immobile. Più questi elementi sono coerenti, più la banca può valutare la richiesta su dati chiari. E prima di firmare, confronta sempre il PIES e il TAEG, non soltanto il tasso nominale o la rata pubblicizzata.

Domande frequenti

Domande frequenti su requisiti, garanzie e anticipo del mutuo.

Cinque risposte dirette alle domande più cercate prima di presentare la richiesta in banca.

Cosa serve per chiedere un mutuo?

Servono un reddito e una capacità di rimborso compatibili con la rata, documenti personali e reddituali, informazioni sugli altri debiti e la documentazione dell’immobile. La banca valuta inoltre il valore di perizia e iscrive normalmente ipoteca sull’immobile finanziato.

Che garanzie chiede una banca per un mutuo?

La garanzia principale di un mutuo ipotecario è l’ipoteca sull’immobile. La banca può chiedere garanzie aggiuntive, come una fideiussione, soprattutto quando il reddito è debole rispetto alla rata, il lavoro è poco stabile o il finanziamento supera l’80% del valore di perizia.

Per chiedere un mutuo bisogna dare un anticipo?

Non esiste un anticipo obbligatorio identico per tutti, ma la Banca d’Italia indica che normalmente le banche finanziano fino all’80% del valore di perizia. Di conseguenza, in una pratica ordinaria il compratore deve coprire con risorse proprie la parte non finanziata e i costi dell’acquisto.

Quanto bisogna avere in banca per chiedere un mutuo?

Non esiste un saldo minimo universale. Bisogna considerare la parte di prezzo non coperta dal mutuo, le spese di acquisto e di finanziamento, l’eventuale caparra già versata e un margine di sicurezza. Se il mutuo copre l’80% del valore utile, la quota propria parte spesso da circa il 20%, ma può aumentare se la perizia è inferiore al prezzo.

Posso chiedere un mutuo senza garante o con poco anticipo?

Sì, il garante non è obbligatorio in ogni mutuo e alcune banche possono finanziare oltre l’80% quando il profilo e le garanzie lo consentono. Per determinate categorie può essere rilevante anche il Fondo Prima Casa Consap, ma la banca conserva sempre la decisione sul merito creditizio e sull’approvazione del finanziamento.

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