Guida · Età, durata e sostenibilità del mutuo

Fino a che età si può chiedere un mutuo? Il vero limite è spesso l’età alla scadenza

In Italia non esiste una legge che stabilisca un’unica età massima per chiedere un mutuo. Ogni banca definisce i propri criteri e guarda soprattutto all’età che il richiedente avrà alla fine del piano di ammortamento. Per questo la domanda “fino a che età si può chiedere un mutuo?” va letta insieme a durata, reddito, pensione futura, rapporto rata/reddito, valore dell’immobile e presenza di eventuali cointestatari o garanti.

01Età finaleConta più dell’età iniziale
02DurataSpesso 5–30 anni
03RedditoLa rata deve restare sostenibile
Aggiornato: 1 settembre 2026Tempo di lettura: 41 min.Credalye · Educazione finanziaria
Documenti per valutare età, durata e sostenibilità di un mutuo casa in Italia
GUIDA CREDALYENon conta solo quanti anni hai oggi, ma quanti ne avrai alla fine.
Credalye · Italia75 o 80 anni sono soglie frequenti, non un limite legale unico.

Molti intermediari costruiscono la propria politica creditizia fissando un’età massima alla scadenza, spesso nell’area 75–80 anni. Esistono però prodotti e politiche differenti. La Banca d’Italia ricorda che l’età è solo uno dei fattori insieme a capacità di rimborso, durata, importo, coobbligati e garanzie.

Capire l’età alla scadenza →

Fino a che età si può chiedere un mutuo in Italia?

La risposta corretta è che non esiste un’unica età massima fissata dalla legge italiana per presentare una domanda di mutuo. Un consumatore maggiorenne può chiedere un finanziamento, ma la banca è libera di stabilire criteri interni di rischio e di decidere entro quale età il debito debba essere completamente rimborsato.

Nella pratica, molti istituti utilizzano una soglia anagrafica alla fine del piano di ammortamento. Le fasce più ricorrenti nel mercato sono intorno ai 75–80 anni alla scadenza, anche se esistono prodotti con criteri differenti. Alcune offerte consentono di arrivare a 80 anni, altre applicano limiti più prudenti e, in situazioni specifiche, possono esistere soglie diverse per garante o cointestatari.

La Banca d’Italia non indica un’età massima universale. Nelle proprie guide spiega invece che, per decidere importo e durata, l’intermediario valuta la capacità di rimborso, il merito di credito, l’età, la presenza di altri richiedenti e di eventuali garanti. Questo è il punto che spesso manca negli articoli più brevi: l’età non funziona come un interruttore automatico “ammesso/non ammesso”.

Per la ricerca “fino a che età si può chiedere un mutuo” bisogna quindi distinguere due domande. La prima è se puoi presentare la richiesta: in linea generale sì, se sei maggiorenne e hai capacità giuridica. La seconda, molto più importante, è se la banca considera sostenibile durata, reddito e rischio fino all’ultima rata.

Di conseguenza, due persone della stessa età possono ricevere valutazioni molto diverse. Cambiano reddito, patrimonio, importo richiesto, rapporto tra mutuo e valore della casa, durata, altri debiti, stabilità lavorativa o pensionistica e presenza di garanzie aggiuntive.

In Italia non esiste un limite anagrafico unico previsto dalla legge

Quando si parla di “età massima del mutuo”, è facile trasformare una prassi bancaria in una regola di legge. Sono due cose diverse. La normativa sul credito immobiliare impone agli intermediari di valutare il merito creditizio e di fornire informazioni trasparenti, ma non stabilisce che tutti i mutui debbano terminare, per esempio, a 75 oppure a 80 anni.

La soglia nasce quindi dalle politiche di rischio del singolo istituto e dalle caratteristiche del prodotto. Per la banca, un mutuo è un impegno di medio-lungo periodo garantito da ipoteca: deve essere ragionevole aspettarsi che le rate possano essere pagate lungo tutto il piano. L’età entra nella valutazione perché può modificare il periodo di reddito da lavoro, l’ingresso in pensione e la durata massima realisticamente concedibile.

La Banca d’Italia descrive il mutuo ipotecario come un finanziamento che in genere dura da 5 a 30 anni. Non significa che 30 anni siano sempre disponibili: la durata concreta viene concordata in funzione di età, importo richiesto, rata sostenibile e criteri dell’intermediario.

Questa distinzione è importante anche per la SEO della query “fino a quanti anni si può chiedere un mutuo”. Non esiste una risposta corretta sotto forma di singolo numero nazionale. È più accurato parlare di età massima alla scadenza prevista dalla banca e di durata compatibile con il profilo del richiedente.

Il vero limite è spesso l’età che avrai all’ultima rata

Per capire se una richiesta è compatibile con le politiche della banca, l’età attuale va messa in relazione con la durata. Se l’intermediario prevede che il mutuatario non superi una certa soglia al termine dell’ammortamento, la durata massima teorica si ricava sottraendo l’età al momento della stipula dalla soglia prevista dal prodotto.

Questo principio spiega perché parlare soltanto di “mutuo a 60 anni” o “mutuo a 70 anni” è incompleto. A parità di età, una richiesta di durata breve e una di durata molto lunga hanno un profilo completamente diverso. Il punto non è soltanto quanti anni hai oggi, ma quanti ne avrai quando il capitale sarà integralmente rimborsato.

Molti operatori e comparatori italiani riportano come riferimento frequente un’età finale compresa fra 75 e 80 anni. Esistono però condizioni differenti e non è corretto trasformare questa fascia in una promessa. I fogli informativi e le condizioni del singolo prodotto devono sempre essere verificati al momento della domanda.

Un’altra variabile è chi viene considerato ai fini del limite anagrafico quando il mutuo è cointestato. Le politiche possono differire: alcune banche guardano al richiedente più anziano, altre possono applicare regole specifiche. Anche il garante può avere una propria soglia di età. Per questo la struttura della pratica conta tanto quanto l’età del principale richiedente.

Documenti di mutuo con età del richiedente e durata del piano di ammortamento
Età e durata devono essere lette insieme

La soglia decisiva è spesso l’età prevista alla fine del finanziamento.

Quanto conta la durata del mutuo quando aumenta l’età?

Conta moltissimo, perché durata e rata sono strettamente collegate. A parità di capitale e tasso, una durata più lunga riduce la rata mensile ma aumenta gli interessi complessivi; una durata più breve fa salire la rata ma riduce il costo totale degli interessi.

Con l’aumentare dell’età, la banca può non essere disponibile a concedere le durate massime del proprio catalogo. Questo restringe lo spazio di manovra. Se la durata si accorcia, lo stesso importo genera una rata più alta e può diventare incompatibile con il reddito disponibile.

È qui che si crea uno dei principali ostacoli per i mutui over 60 o over 70: non necessariamente la persona viene esclusa per l’età, ma la durata residua compatibile con il limite alla scadenza può produrre una rata troppo elevata rispetto al reddito o alla pensione.

Per questo la durata non dovrebbe essere “allungata il più possibile” come obiettivo automatico. La Banca d’Italia ricorda che una durata maggiore comporta più interessi complessivi. La struttura corretta è quella in cui rata, durata e capitale richiesto rimangono sostenibili contemporaneamente.

La domanda da fare non è solo “quanti anni di mutuo mi concedono?”, ma “con quella durata, la rata è ancora compatibile con il mio reddito e con la mia situazione futura?”.

Mutuo a 50, 60 o 70 anni: cambia soprattutto lo spazio disponibile per il piano di rimborso

Le etichette “mutuo over 50”, “over 60” o “over 70” sono utili per descrivere una fascia di mercato, ma non identificano prodotti giuridicamente separati. La valutazione resta un normale esame di merito creditizio, con maggiore attenzione alla durata e alla continuità del reddito.

Intorno ai 50 anni, molte durate possono essere ancora compatibili con le soglie finali più diffuse, ma una durata molto lunga potrebbe già incontrare limiti. Intorno ai 60 anni, il passaggio alla pensione diventa spesso parte centrale della valutazione: la banca può voler capire quale sarà il reddito netto disponibile anche dopo la cessazione dell’attività lavorativa.

Oltre i 70 anni, i mutui ipotecari tradizionali non sono impossibili, ma la combinazione fra durata breve, rata elevata e politiche assicurative può rendere la pratica più selettiva. Il patrimonio immobiliare può rafforzare il profilo, ma non sostituisce il reddito necessario a pagare le rate.

Non conviene quindi interpretare una fascia di età come una percentuale di approvazione. Il fattore decisivo è l’insieme composto da reddito, importo, durata, loan-to-value, patrimonio, storico creditizio, eventuali cointestatari e regole dell’intermediario.

Fino a quanti anni si può chiedere un mutuo se la banca fissa una soglia alla scadenza?

La logica di base è semplice: durata massima compatibile = età massima prevista alla scadenza meno età alla stipula. È una formula di orientamento, non una garanzia di concessione. Se il prodotto prevede una soglia finale, quella soglia delimita matematicamente la durata teoricamente disponibile.

La banca, però, può concedere una durata ancora più breve. Succede quando la rata sarebbe troppo elevata rispetto al reddito, quando il merito creditizio richiede maggiore prudenza, quando il valore dell’immobile non sostiene l’importo oppure quando specifiche condizioni del prodotto impongono limiti ulteriori.

Vale anche il contrario: non è corretto presumere che, se la formula produce una certa durata, la banca debba offrirla. L’età è soltanto un vincolo della pratica, mentre l’approvazione dipende dal quadro economico complessivo.

Per una ricerca come “mutuo casa fino a che età si può chiedere”, questa è la risposta più utile: bisogna conoscere la politica di età alla scadenza del prodotto e verificare se la durata risultante produce una rata realmente sostenibile.

Reddito e continuità delle entrate diventano ancora più importanti con l’aumentare dell’età

La Banca d’Italia ricorda che il mutuatario deve dimostrare di poter restituire il finanziamento nel tempo. La valutazione non riguarda solo l’ultima dichiarazione dei redditi o l’ultima busta paga: per un mutuo lungo, l’intermediario cerca di capire quanto siano stabili e prevedibili le entrate durante il piano.

Quando una parte rilevante del mutuo prosegue dopo il pensionamento, la banca può voler valutare il reddito pensionistico atteso o già percepito. La pensione non è di per sé un ostacolo: può essere un reddito stabile. Il punto è la sua adeguatezza rispetto alla rata e alle altre spese del nucleo.

Per lavoratori autonomi e professionisti, la questione è diversa. L’età si combina con la volatilità del reddito e con la storia professionale. Un patrimonio importante può migliorare la solidità complessiva, ma l’istruttoria continua a concentrarsi sulla capacità di pagare le rate alle scadenze.

È utile preparare la pratica con una lettura prospettica delle entrate: reddito netto attuale, variazioni prevedibili, pensione, altre rendite documentabili e debiti già in corso. Una richiesta più avanti con l’età è più solida quando mostra continuità e margine, non solo valore immobiliare.

Valutazione di reddito pensione e rata per un mutuo casa in Italia
La sostenibilità resta il centro della decisione

Una durata più breve può aumentare la rata e ridurre l’importo compatibile con il reddito.

Il rapporto rata/reddito pesa insieme all’età nella decisione della banca

L’età massima non va analizzata separatamente dalla sostenibilità mensile. Nelle proprie guide, la Banca d’Italia indica come criterio prudenziale che la rata sia ragionevolmente contenuta entro circa un terzo del reddito disponibile, così da lasciare spazio alle spese correnti, agli imprevisti e a possibili riduzioni delle entrate.

Questa regola orientativa diventa particolarmente importante quando la durata è accorciata dall’età. Una rata che sarebbe sostenibile su 25 o 30 anni può diventare troppo alta se il piano deve essere concentrato in molti meno anni.

La banca considera anche altri finanziamenti. Prestiti personali, cessioni, carte rateali e altre esposizioni possono ridurre la quota di reddito disponibile per il mutuo. La Centrale dei Rischi e le altre banche dati aiutano gli intermediari a ricostruire il livello di indebitamento.

Per migliorare la qualità della richiesta, è quindi più utile ridurre l’eccesso di debito e dimensionare bene l’importo che cercare semplicemente una banca con un limite anagrafico più alto. Una soglia finale più generosa non risolve una rata che resta insostenibile.

Anticipo e loan-to-value possono compensare una parte del rischio, ma non sostituiscono il reddito

La Banca d’Italia spiega che normalmente l’importo del mutuo non supera l’80% del valore di perizia dell’immobile, anche se possono esistere finanziamenti superiori in presenza di garanzie aggiuntive e condizioni diverse. Il rapporto fra mutuo e valore dell’immobile è comunemente indicato come loan-to-value, o LTV.

Un LTV più basso significa che il richiedente finanzia una quota minore del valore della casa e offre alla banca un margine di sicurezza maggiore. In una pratica con età più avanzata, un anticipo significativo può quindi rendere il profilo più robusto.

Tuttavia non bisogna confondere garanzia e rimborso. L’ipoteca protegge il creditore in caso di mancato pagamento; il reddito serve a pagare regolarmente le rate. Una casa di elevato valore non rende automaticamente sostenibile un piano di ammortamento troppo pesante.

Per questo, quando la durata disponibile è limitata, una riduzione dell’importo richiesto può avere un effetto molto concreto: abbassa la rata e migliora il rapporto fra finanziamento e valore dell’immobile. È spesso più efficace di cercare di forzare una durata che la banca non considera coerente con l’età finale.

Cointestatario e garante possono rafforzare la pratica, ma non cancellano il limite di età

Un mutuo cointestato distribuisce l’obbligo di pagamento fra più debitori. Se l’altro richiedente dispone di reddito stabile e di un profilo anagrafico diverso, la banca può valutare la pratica in modo più favorevole. Ma le regole su quale età considerare alla scadenza cambiano da istituto a istituto.

Il garante, invece, non riceve necessariamente il finanziamento ma si impegna a intervenire se il debitore principale non paga. Anche il garante viene sottoposto a valutazione: reddito, patrimonio, indebitamento e spesso età entrano nella decisione.

Non esiste quindi una formula del tipo “aggiungere un figlio giovane elimina il problema dell’età”. La cointestazione crea obblighi reali per entrambe le persone e deve riflettere una situazione economica autentica. Lo stesso vale per la garanzia personale.

Prima di strutturare la domanda in questo modo, è utile comprendere chi sarà proprietario dell’immobile, chi sarà debitore, chi offrirà la garanzia e quale responsabilità assume ciascuno. La soluzione deve avere senso giuridico e finanziario, non servire soltanto a superare un filtro anagrafico.

Documentazione per mutuo con garante cointestatario e valore dell’immobile
Garanzie e anticipo rafforzano il profilo, ma non sostituiscono il reddito

La banca valuta insieme merito creditizio, LTV, durata e capacità di rimborso.

Come cambia la richiesta di mutuo quando il reddito principale è la pensione?

Ricevere una pensione non impedisce di ottenere un mutuo. Per la banca la pensione può rappresentare un’entrata regolare e documentabile. La valutazione si concentra sul suo importo netto, sulle altre spese, sulla durata richiesta e sull’età prevista al termine.

Il problema può nascere quando la durata necessaria per rendere la rata leggera porta oltre la soglia anagrafica prevista dalla banca. In questo caso, ridurre la durata fa salire la rata e può rendere il finanziamento meno sostenibile. È un equilibrio fra due vincoli.

Per chi sta per andare in pensione, la banca può considerare il cambiamento di reddito futuro. Una rata calcolata esclusivamente sulla retribuzione attuale rischia di non riflettere la situazione che esisterà pochi anni dopo la stipula.

Patrimonio, liquidità, importo contenuto e LTV basso possono rafforzare la pratica, ma la banca deve comunque essere convinta che la rata possa essere pagata regolarmente. Il mutuo non è una vendita della casa: resta un debito da rimborsare secondo il piano concordato.

Polizze e costo totale possono cambiare con l’età del mutuatario

Nel credito immobiliare la copertura contro incendio e scoppio sull’immobile è normalmente richiesta perché protegge il bene dato in garanzia. Le polizze vita o altre coperture sulla persona, invece, possono essere proposte o richieste nell’ambito della politica commerciale e di rischio del singolo intermediario, ma non vanno confuse con una regola universale identica per tutte le banche.

L’età può incidere in modo rilevante sul costo delle coperture legate al rischio morte o invalidità. A parità di capitale assicurato e durata, il premio può aumentare con l’età e con le condizioni sanitarie. Questo può modificare il costo complessivo dell’operazione.

Per questo non basta confrontare il TAN del mutuo. Il TAEG è una metrica più completa per confrontare il costo quando le spese previste dalla normativa entrano nel calcolo. Bisogna inoltre leggere con attenzione quali coperture sono obbligatorie per ottenere le condizioni pubblicizzate e quali sono facoltative.

In una pratica over 60 o over 70, la sostenibilità va quindi verificata sia sulla rata sia sui costi accessori. Un prodotto con durata formalmente ammissibile può risultare meno conveniente se la struttura assicurativa è particolarmente onerosa.

Under 36 e Fondo Prima Casa: l’età giovane non sostituisce il merito creditizio

Il tema dell’età funziona anche nella direzione opposta. Essere giovani può dare accesso a categorie prioritarie o a specifiche garanzie pubbliche, ma non significa che il mutuo venga approvato automaticamente. La banca mantiene la responsabilità di valutare il merito creditizio.

Nel 2026 il Fondo di Garanzia Prima Casa gestito da Consap continua a essere uno strumento importante per l’acquisto dell’abitazione principale. Fra le categorie considerate dalla disciplina rientrano anche i giovani che non hanno compiuto 36 anni, oltre ad altre categorie e nuclei familiari previsti dalla normativa.

La garanzia pubblica riduce una parte del rischio della banca, soprattutto nelle operazioni con elevato rapporto fra mutuo e prezzo dell’immobile. Non elimina però la necessità di dimostrare reddito e sostenibilità. Anche un richiedente under 36 può ricevere un esito negativo se la rata non è coerente con le entrate o se il profilo creditizio presenta criticità.

Questo confronto aiuta a capire la logica generale: l’età può influenzare condizioni e garanzie disponibili, ma non è mai l’unica variabile della decisione.

Mutui over 60 e over 70: la documentazione deve rendere chiara la sostenibilità futura

Una pratica più avanti con l’età beneficia di documenti completi e coerenti. Oltre ai documenti personali e dell’immobile, la banca deve poter ricostruire con chiarezza reddito, pensione, patrimonio e debiti esistenti.

Per lavoratori prossimi al pensionamento, è utile che la transizione reddituale sia comprensibile. Per pensionati, cedolini e certificazioni consentono di dimostrare l’entrata continuativa. Per autonomi, la continuità dell’attività e le dichiarazioni fiscali assumono particolare importanza.

La documentazione dell’immobile resta centrale: provenienza, visure, planimetrie, perizia e conformità incidono sulla possibilità di iscrivere l’ipoteca e sul valore riconosciuto dalla banca. Un profilo reddituale forte non compensa un immobile non finanziabile.

Preparare bene la pratica non significa “convincere” la banca a ignorare l’età. Significa consentirle di valutare rapidamente se durata, rata, reddito e garanzie rispettano i criteri del prodotto.

Quali alternative esistono se la durata del mutuo tradizionale è troppo breve?

Se la durata massima compatibile con l’età produce una rata troppo alta, la prima alternativa non è cercare automaticamente un prodotto più rischioso. Può essere più efficace ridurre l’importo richiesto, aumentare l’anticipo, scegliere un immobile con prezzo inferiore o strutturare la richiesta con un cointestatario quando ciò riflette realmente la situazione familiare.

Per proprietari con più di 60 anni che cercano liquidità e non necessariamente un finanziamento per comprare una nuova casa, esiste anche il prestito vitalizio ipotecario. È però un prodotto completamente diverso dal mutuo di acquisto: utilizza un immobile di proprietà come garanzia e segue regole specifiche sul rimborso del capitale e degli interessi.

Prestiti personali o cessione del quinto della pensione hanno finalità, costi, durate e garanzie differenti. Non vanno presentati come sostituti automatici del mutuo: possono essere adatti a esigenze di importo più contenuto, ma non replicano la struttura di un finanziamento ipotecario per l’acquisto.

La soluzione dipende quindi dall’obiettivo. Se vuoi acquistare una casa, la priorità resta costruire un mutuo sostenibile. Se cerchi liquidità usando una casa già posseduta, il prodotto corretto potrebbe appartenere a una categoria diversa.

Gli errori che rendono più difficile ottenere un mutuo in età avanzata

Il primo errore è cercare soltanto “la banca che arriva all’età più alta”. Una soglia di 80 o 85 anni non rende automaticamente migliore l’offerta. Devi verificare rata, TAEG, importo finanziabile, durata reale, assicurazioni e condizioni del prodotto.

Il secondo errore è ignorare il reddito futuro. Se durante il mutuo passerai dallo stipendio alla pensione, la sostenibilità va valutata sul nuovo equilibrio economico, non soltanto sulla situazione di oggi.

Il terzo errore è chiedere il massimo importo possibile senza lasciare margine. Una durata più breve aumenta la rata e rende particolarmente importante conservare liquidità per spese impreviste e manutenzione della casa.

Il quarto errore è utilizzare garante o cointestatario come soluzione puramente formale. Sono soggetti che assumono responsabilità reali e devono essere inseriti nella pratica soltanto se la struttura è coerente con la situazione patrimoniale e familiare.

Infine, è un errore basarsi su vecchi articoli o su soglie attribuite genericamente a tutte le banche. Le politiche cambiano. Per questo le condizioni aggiornate del singolo intermediario e del singolo prodotto sono più importanti di una lista statica.

Checklist per chiedere un mutuo quando l’età può limitare la durata

Prima di presentare la domanda, organizza questi elementi:

  • Verifica l’età alla scadenza prevista dal prodotto. Non fermarti all’età massima pubblicizzata senza controllare le condizioni.
  • Calcola la durata realmente disponibile. Età finale e durata devono essere compatibili.
  • Controlla la rata sul reddito futuro. Se entrerai in pensione, considera il reddito netto dopo il pensionamento.
  • Riduci altri debiti se possibile. Più impegni mensili significano meno spazio per la rata del mutuo.
  • Valuta l’anticipo. Un LTV più basso riduce l’importo necessario e può rafforzare la pratica.
  • Controlla TAEG e costi assicurativi. L’età può incidere sui premi di alcune coperture.
  • Chiarisci il ruolo di cointestatari e garanti. Devono comprendere pienamente l’obbligo che assumono.
  • Prepara i documenti reddituali e patrimoniali. Una pratica completa rende più chiara la sostenibilità.
  • Non usare il limite bancario come obiettivo personale. Il fatto che una rata sia approvabile non significa che sia comoda per il tuo bilancio.

Credalye organizza informazioni e strumenti per rendere più comprensibili i passaggi del mutuo in Italia. Credalye non eroga mutui, non garantisce approvazioni e non sostituisce una consulenza finanziaria, legale o fiscale individuale. La decisione finale dipende dall’intermediario, dal prodotto, dal reddito, dall’immobile e dal merito creditizio.

Fino a che età conviene chiedere un mutuo?

La domanda “fino a che età conviene” è diversa da “fino a che età è possibile”. Una banca può considerare ammissibile una certa durata, ma la scelta personale deve restare sostenibile anche in presenza di pensionamento, spese impreviste o riduzione del reddito.

In Italia non esiste una soglia legale unica. La prassi di mercato utilizza spesso limiti alla scadenza nell’area 75–80 anni, con differenze fra intermediari e prodotti. L’età iniziale determina quindi soprattutto quanto spazio rimane per il piano di ammortamento.

Più la durata disponibile si accorcia, più aumenta la rata a parità di importo. Per questo reddito, anticipo e importo richiesto diventano centrali. Un LTV più basso e un debito più contenuto possono essere più utili di una durata forzata fino al limite massimo.

La risposta più precisa alla keyword “fino a che età si può chiedere un mutuo” è quindi questa: puoi presentare una richiesta anche in età avanzata, ma la fattibilità dipende dall’età alla scadenza accettata dalla banca e, soprattutto, dalla capacità di rimborsare il finanziamento in modo sostenibile per tutta la durata.

Domande frequenti

Le domande più comuni sull’età massima per chiedere un mutuo in Italia.

Cinque risposte rapide su limite anagrafico, durata, pensione, over 70 e cointestazione.

Qual è l’età massima per chiedere un mutuo?

Non esiste un limite unico fissato dalla legge. Molte banche prevedono che il mutuo termini entro una certa età, spesso nell’area 75–80 anni, ma le condizioni cambiano per intermediario e prodotto.

Si può chiedere un mutuo dopo i 60 anni?

Sì. La banca valuta soprattutto durata disponibile, reddito o pensione, importo richiesto, altri debiti e valore dell’immobile. L’età può ridurre la durata massima e quindi aumentare la rata.

Si può ottenere un mutuo dopo i 70 anni?

È possibile in alcuni casi, soprattutto con durate contenute e profili economici solidi. Non tutte le banche applicano le stesse soglie alla scadenza e la valutazione resta individuale.

La pensione è accettata come reddito per il mutuo?

Sì, la pensione può essere considerata un reddito stabile. La banca verifica però che la rata sia sostenibile rispetto all’importo netto, alle altre spese e alla durata del finanziamento.

Un cointestatario più giovane permette di allungare sempre la durata?

No. Può rafforzare la pratica, ma le regole sull’età dei cointestatari variano da banca a banca. La cointestazione crea inoltre un obbligo di pagamento reale per entrambi.

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